Conti correnti: il prelievo forzoso su depositi di oltre 100 mila euro

Prelievo forzoso sui conti correnti » Ecco come si salveranno gli istituti di credito: potranno attingere dai depositi con più di 100 mila euro

Con l'approvazione di una norma, che ha del surreale, in Italia le banche, qualora si trovassero in un'ipotetica situazione di default, potranno risanare il proprio debito effettuando prelievi forzosi sui conti correnti con più di 100 mila euro.

L'aula della Camera ha approvato in via definitiva la legge di delegazione europea 2014 che recepisce 58 direttive europee, adegua la normativa nazionale a 6 regolamenti Ue e attua 10 decisioni quadro. I sì sono stati 270, 113 i no, 22 gli astenuti.

Già, avete capito bene.

Le banche italiane, in caso di sofferenza, potranno far pagare i propri debiti agli ignari cittadini italiani.

In parole povere, gli istituti di credito potranno pagare i propri debiti prelevando i soldi dai conti correnti, sopra i 100 mila euro dei cittadini italiani.

Vediamo di capire qualcosa in più su questa, scandalosa, disposizione normativa.

La scandalosa norma che permette di pagare i debiti delle banche con prelievi forzosi sui conti correnti dei cittadini

Negli ultimi giorni, mentre tutti i riflettori sono puntati più che mai sulla Grecia, gli stessi italiani forse non si sono resi conto di quanto stava accadendo a casa loro.

Il 2 Luglio 2015, infatti,, l'aula della Camera ha approvato in via definitiva la legge di delegazione europea 2014 che recepisce 58 direttive europee, adegua la normativa nazionale a 6 regolamenti Ue e attua 10 decisioni quadro. I sì sono stati 270, 113 i no, 22 gli astenuti.

Il punto è di quali direttive europee si sta parlando.

In un momento in cui le parole più scritte e ripetute ovunque sono controlli di capitali, pensioni, tasse, corsa agli sportelli, in un momento in cui si teme che la crisi delle banche e degli Stati alla fine sarà esclusivamente sulle spalle dei cittadini, la Camera ha detto sì anche alla direttiva comunitaria che di per sé ha già reso legittima la procedura del cosiddetto bail in.

Di cosa si tratta? E' un piano ben preciso che prevede che, in caso di crisi, siano i creditori e i correntisti a pagare per gli errori commessi dalle banche che, se non corretti, potrebbero tradursi in vere e proprie bombe sistemiche.

La norma stabilisce che, con effetto a partire dal 2016, in caso di crisi di liquidità di banche, i problemi - come dice la parola bail in, in contrapposizione a quella di bailout (aiuti che vengono dall'esterno) - saranno risolti accedendo, in caso di necessità, anche ai depositi superiori ai 100 mila euro.

Qualcuno potrà dire che alla fine saranno colpiti solo i ricchi. Ma la cosa non funziona proprio in questo modo, un po' perché in un periodo di forti pressioni del fisco, chi non evade, comunque vede assottigliarsi l'ammontare dei risparmi di una vita, e anche perché a pagare saranno anche azionisti e obbligazionisti meno assicurati.

Come funziona il meccanismo del prelievo forzoso sui conti correnti con depositi superiori a 100 mila euro

Vediamo come funziona il cosiddetto meccanismo del prelievo forzoso sui conti correnti con depositi superiori a 100 mila euro, il quale permetterà alle banche di salvarsi a spese dei correntisti più ricchi.

Nella scheda di lettura che ha accompagnato il testo in aula, si legge che sono escluse dall'applicazione del bail-in alcune categorie di passività, segnatamente quelle più rilevanti per la stabilità sistemica o quelle protette nell'ambito fallimentare, come i depositi di valore inferiore a 100 mila euro, le obbligazioni garantite da attivi della banca, i debiti a breve sul mercato interbancario.

Altre categorie di passività potranno essere escluse dall'autorità di risoluzione, in casi particolari, sulla base di una valutazione specifica degli effetti sulla stabilità sistemica e del possibile contagio.

Nell'allocazione delle perdite dovrà essere rispettata la gerarchia prevista dalla direttiva, che in parte modifica quella concorsuale prevedendo, tra l'altro, che i depositi superiori a 100 mila euro detenuti dalle persone fisiche e dalle piccole e medie imprese siano colpiti dopo gli altri crediti chirografari (c.d. pecking order).

In ogni caso, il trattamento riservato agli azionisti e ai creditori nell'ambito della risoluzione non potrà essere peggiore rispetto a quello che essi avrebbero subito in caso di liquidazione coatta amministrativa.

Le proteste e le difese nel mondo politico nell'ambito della norma sul prelievo forzoso dei conti correnti

Vediamo le reazioni del mondo politico nell'ambito della norma sul prelievo forzoso dei conti correnti che potrà salvare gli istituti di credito.

Di prelievo forzoso dai conti correnti hanno parlato il Movimento 5 Stelle e Forza Italia, che hanno votato contro il recepimento della direttiva.

A loro parere, la norma chiarisce senza dubbio alcuno che dal 1 gennaio 2016 se la vostra banca va in crisi dovrete pagare voi con i vostri conti correnti, azioni e obbligazioni.

Oggi con limite superiore a 100 mila euro, ma si potrebbe finire a 30 mila come già in Germania.

In effetti, se ricordate è la stessa cosa che successe qualche anno fa a Cipro: per evitare il fallimento delle banche si rastrellarono i soldi dei risparmiatori con un bail-in, e questa bella idea piacque così tanto all'Europa che si decise di farla adottare a tutti quanti.

Tutto ciò in barba ad ogni buonsenso, alla Costituzione e persino alle più recenti parole del Papa. I giornali opportunamente tacciono.

Tra qualche mese diventeremo tutti soci delle banche, ma sia chiaro, sempre con le consuete regole contrattuali: se le perdite saranno di tutti, i profitti restano i loro".

Ma il Mef, Ministero dell'Economia e delle Finanze, parla invece di tutele per i depositi, spiegando che con le nuove norme nessun creditore può subire perdite maggiori di quelle che avrebbe sopportato in caso la banca fosse stata sottoposta a liquidazione coatta amministrativa secondo la normativa oggi in vigore.

Inoltre, fanno trapelare dal Ministero, la direttiva esclude esplicitamente alcune categorie di crediti escluse dal contributo alla risoluzione della crisi bancaria.

Ad esempio, oltre che i depositi protetti (cioè i depositi ammessi al rimborso da parte di un sistema di garanzia dei depositi, fino a 100 mila euro), sono escluse le passività garantite, le disponibilità detenute dalla banca per conto del cliente (per esempio il contenuto della cassetta di sicurezza o i titoli depositati in un conto apposito), o i crediti da lavoro o dei fornitori.

L`autorità di risoluzione può escludere altre categorie di crediti, al ricorrere di determinate condizioni secondo una valutazione da fare caso per caso

Inoltre, La direttiva BRRD ha anche introdotto dei criteri di privilegio dei crediti (la cosiddetta depositor preference): gli Stati nazionali devono modificare la gerarchia dell`insolvenza in modo tale che i crediti dei depositanti siano preferiti rispetto ai crediti chirografari e così fa l'Italia con il recepimento della direttiva.

Il massimo privilegio nella tutela riguarda tutti i depositi fino a 100 mila euro (depositi protetti) e i depositi oltre questa soglia di persone fisiche, microimprese e piccole e medie imprese.

Infatti i depositi protetti sono sempre esclusi dal bail-in, mentre in ragione della depositor preference anche i depositi sopra soglia di persone fisiche e piccole e medie imprese potranno risultare sostanzialmente indenni".

Quale sarà la verità?

Il prelievo forzoso sui conti correnti - la differenza tra Cipro e Italia ed un po' di storia

In tempi non remoti, a Cipro, quando le banche, senza alcun preavviso (e per di più in prossimità di una festività nazionale) hanno chiuso gli sportelli e bloccato i bancomat stava scoppiando una rivoluzione.

In Italia, invece, non è avvenuto nulla, anche perché, su tale argomento, non c’è stata molta informazione.

Anzi. In molti, osservando quello che stava avvenendo a Cipro, hanno pensato che non sarebbe stato un caso isolato. I fatti, almeno in Italia, stanno confermando che il prelievo dai soldi dai conti correnti dei cittadini sta per diventare realtà.

Avendo recepito la Legge di delegazione europea 2014, il governo, come accennato, ha autorizzato le banche a fare quello che in tecnicese viene chiamato bail-in: gli istituti che presentano problemi finanziari ed economici, invece di ricorrere a fonti esterne per recuperare le perdite (bail-out), potranno “scaricare” parte delle proprie perdite sui conti correnti dei propri clienti (al di sopra dei centomila euro) e farle pagare agli azionisti e ai creditori non garantiti.

Un trucchetto finanziario, fino all'approvazione, volutamente taciuto (ovviamente per evitare la corsa degli italiani a svuotare i conti correnti e a svendere le proprie azioni).

In questo modo i danni causati dalle speculazioni azzardate dei banchieri non saranno più pagati dai responsabili, ma dai correntisti e da alcune categorie di azionisti.

Un sistema, quello introdotto in grande silenzio dal “nuovo che avanza” (al secolo il governo di Matteo Renzi e dai parlamentari che lo sostengono), che non è affatto nuovo.

Ad imporre una misura simile fu Giuliano Amato durante il suo primo mandato da Presidente del Consiglio e, precisamente, l'11 Luglio 1992. Allora il governo Amato emise un decreto che prevedeva, tra l’altro, il prelievo forzoso di denaro (il 6 per mille) dai conti correnti bancari e, come se non bastasse, retroattivamente. Ai tempi scoppiò uno scandalo. La norma, assolutamente impopolare, venne giustificata affermando che il Paese si trovava in una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica.

Oggi, ad essere in crisi non è tanto la finanza pubblica quanto, piuttosto, le banche: nonostante il governatore della Banca d’Italia Visco abbia parlato di “crediti deteriorati, oggi pressoché inesistenti”, altri numeri (quelli dello studio condotto dall’Associazione bancaria italiana e dal Cerved) parlano di 189 miliardi di euro di “sofferenze” delle banche italiane. Una somma enorme, resa ancora più pericolosa dal fatto la sua incidenza sul totale dei crediti erogati è doppia rispetto alla media aggregata dell’Eurozona (dati confermati dalla stessa Banca d’Italia, a dicembre scorso).

Come se non bastasse, sulle banche grava l’agonia finanziaria della Grecia: nelle ‘casse’ delle banche italiane giacciono junk bond greci (“titoli spazzatura”, come si definiscono in “tecnicese”) per oltre 40 miliardi di euro.

L’Italia è il terzo Paese europeo per possesso di titoli di Stato ellenici (dopo Germania e Francia, dati Bloomberg), e il default della Grecia non potrebbe non avere conseguenze pesanti sulla situazione delle banche italiane.

Ad essere in crisi oggi, dunque, non è l’Italia: sono le banche, le quali poi scaricano le conseguenze del loro modo di gestire la finanza sul Paese.

E siccome in Europa i governi non hanno a cuore gli interessi dei cittadini, ma gli interessi (finanziari ed economici) delle banche, non sorprende che il governo italiano, abbia deciso di correre in loro soccorso.

E, come al solito, l’ha fatto creando i presupposti per spremere le tasche dei cittadini.

Già, saranno loro, i cittadini, che pagheranno per le cattive gestioni delle banche. Saranno i cittadini ad essere “prestatori di ultima istanza”.

In altri Paesi sono le banche centrali a farsi carico, letteralmente, delle insolvenze del sistema bancario ricorrendo alle ricapitalizzazioni. Negli USA, dopo la crisi finanziaria del 2008, è stata la FED ha salvare le banche americane, stampando moneta; analogamente in Gran Bretagna, la Bank of England ha comprato i titoli marci della banche inglesi. In genere, in un Paese, se una banca rischia il fallimento, è la Banca centrale di appartenenza che, grazie al potere di emettere valuta, ricapitalizza le perdite.

Ma non in Europa.

Nel Vecchio Continente a pagare, come già ricordato, saranno i cittadini.

Quanti sono i conti correnti superiori a 100 mila euro in Italia?

Volendo fare una stima, immaginando una situazione ipotetica di default di una banca, quanti sarebbero i conti correnti aggredibili?

In Italia, a rischio prelievo forzoso del 20% potrebbero essere tra i 3 e i 4,5 milioni di correntisti.

Secondo varie stime incrociate, si aggirerebbe infatti su queste cifre il numero dei conti correnti con depositi superiori ai 100 mila euro, per un totale di circa 234 miliardi di euro.

Nel complesso, i conti correnti bancari in Italia sono circa 30 milioni. E una stima probabile è che quelli superiori ai 100 mila euro si possano attestare sul 10-15%, ovvero sarebbero tra i 3 e i 4,5 milioni.

Ad essi si aggiungono i conti postali, circa 7-8 milioni (conti correnti a tutti gli effetti, quindi espropriabili), ma di questi solo pochissimi superano i 100 mila euro.

Secondo altre stime, a gennaio 2013 il saldo totale dei conti correnti in Italia si attestava a 704 miliardi di euro.

Di questi 470 ricadono sotto la garanzia del Fondo Interbancario.

Dunque la fetta potenzialmente a rischio prelievo sarebbe un po’ superiore ai 230 miliardi di euro.

Ma si parla comunque di una cifra vaga poiché relativa a tutte le banche italiane e non solo a quelle potenzialmente a rischio default.

Sarebbero infatti i soli ‘maxi-correntisti’ di queste ultime il target dell’eventuale tassazione del 20%, analoga a quella di Cipro.

Secondo alcune stime i depositi nell'ultimo periodo sono aumentati del 7%.

7 luglio 2015 · Andrea Ricciardi

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Stai leggendo Conti correnti: il prelievo forzoso su depositi di oltre 100 mila euro Autore Andrea Ricciardi Articolo pubblicato il giorno 7 luglio 2015 Ultima modifica effettuata il giorno 22 gennaio 2017 Classificato nella categoria attualità gossip politica Inserito nella sezione assegni cambiali e conti correnti del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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