I nostri conti correnti sono in pericolo - cosa è il bail-in

Il primo gennaio 2016 sono entrate in vigore, anche in Italia, nuove regole europee finalizzate, così affermano i banchieri ed i tecnocrati di Bruxelles, a gestire eventuali crisi bancarie con lo scopo di attenuarne gli effetti. Peccato, tuttavia, che il tutto avverrà soprattutto a spese di correntisti e risparmiatori (come già abbiamo avuto modo di capire leggendo le cronache di fine 2015).

Le sedicenti istituzioni europee hanno deciso, infatti, che il costo di un'eventuale crisi bancaria dovrà essere sostenuto principalmente all'interno della banca stessa, come accade per le altre imprese: nelle parole di tutti i giorni, dunque, quando si evoca il termine bail-in si tratta, semplicemente, di descrivere il modo in cui, in caso di default dell'istituto di credito, verranno ulteriormente spremuti i correntisti ignari.

I banchieri e i tecnocrati di Bruxelles aggiungono che le nuove regole mirano a limitare il rischio di una crisi bancaria e, nel caso si manifesti, a risolverla con rapidità ed efficienza; millantano che sono state innanzitutto rafforzate le misure preventive a cui ogni banca deve attenersi e che le Autorità potranno preventivamente intervenire per sollecitare l'attuazione dei piani di risanamento, sostituire gli organi amministrativi e di controllo, avviare l'amministrazione straordinaria. Certo, lo abbiamo visto tutti come le Autorità preposte alla vigilanza, Banca d'Italia e Consob in primis, sono intervenute tempestivamente per tutelare i risparmiatori delle casse di risparmio di Ferrara e Chieti, di Banca Etruria e della Banca delle Marche.

Comunque, le categorie di strumenti finanziari emessi della banca ed interessate dal bail-in, sono:

  1. azioni e altri strumenti finanziari assimilati al capitale (come le azioni di risparmio e le obbligazioni convertibili in azioni);
  2. titoli subordinati senza garanzia;
  3. crediti non garantiti (ad esempio, le obbligazioni bancarie non garantite);
  4. depositi superiori ai 100 mila euro delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese (per la parte eccedente ai 100 mila euro).

Fino al 31 dicembre 2018 i depositi superiori ai 100 mila euro delle imprese e i depositi diversi da quelli delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese superiori ai 100 mila euro contribuiscono alla risoluzione della crisi della banca in ugual misura rispetto agli altri crediti non garantiti; dal 2019 essi contribuiranno solo dopo le obbligazioni bancarie non garantite.

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