Il bail-in e il problema delle obbligazioni subordinate

Oltre ai risparmi superiori a 100000 euro, come accennato in altri interventi, è stata molto preoccupante la pratica delle obbligazioni subordinate: piccolo riassunto.

Le obbligazioni subordinate sono strumenti complessi e spesso difficili da inquadrare.

Le caratteristiche tecniche di questi titoli sono esplicitate nei prospetti di emissione o in altri documenti, molto spesso scritti in inglese e con una terminologia che fa riferimento al diritto civile ed alla normativa bancaria.

In un certo senso, per capire a fondo le caratteristiche di questi titoli, bisogna avere ben chiare le logiche di funzionamento degli intermediari creditizi e delle banche centrali. Il ruolo delle soggetti incaricati della vigilanza sulle banche è , infatti, molto importante per capire a fondo questi strumenti; si pensi che l'esercizio delle clausole di rimborso anticipato e, nel caso dei soli bond Tier 3, il rimborso del capitale alla scadenza finale vanno specificamente approvati dalla banca centrale da cui dipende l'emittente.

Non è sempre chiaramente evincibile dalla documentazione il reale rischio a cui ci si espone e le effettive caratteristiche dell'obbligazione possono essere diverse da quelle ipotizzate sulla base di informazioni sommarie.

La stessa ripartizione tra le quattro tipologie da noi analizzate può non essere immediata. Inoltre, anche a parità di tipologia, due diverse obbligazioni possono avere caratteristiche e rischi assolutamente diversi tra loro.

Inoltre, il loro rischio di credito è elevato.

In generale, tutte le obbligazioni subordinate comportano un rischio di perdita del capitale e degli interessi superiore a quello delle obbligazioni senior (non subordinate).

In caso di fallimento o di dissesto, la perdita che può subire l'investitore è sempre elevata e molto spesso tendente al 100% del capitale investito, poiché vengono privilegiati gli altri creditori ed il cuscinetto di capitale proprio destinato ad attenuare le perdite dei finanziatori è piuttosto limitato (troppo limitato, come abbiamo avuto già modo di dire).

In particolare, il rischio di credito è elevatissimo per le obbligazioni di tipo Tier 1 e per alcuni Upper Tier 2, che, come abbiamo detto, possono prevedere la cancellazione delle cedole e di parte del capitale, senza che si debba giungere ad una vera e propria insolvenza dell'emittente.

Molte obbligazioni subordinate non hanno una vera e propria scadenza (essendo emesse come titoli perpetui o a), ma prevedono la possibilità di essere richiamate dall'emittente a certe date (opzione “call”).

Se fino alla fine del 2007 era invalsa la consuetudine di richiamare le obbligazioni alla prima data di call prevista dal prospetto e tutti gli investitori consideravano la data di call come fosse una vera e propria scadenza, la crisi finanziaria che ha colpito tutto il pianeta dalla fine del 2007 ad oggi ha cambiato questo stato di cose.

Qualche emittente ha deciso di non rimborsare anticipatamente i bond (come è stato il caso per Credito Valtellinese e Deutsche Bank) pur essendo in grado di farlo; in altri casi, società sostanzialmente insolventi come alcuni istituti inglesi o tedeschi, salvati in extremis dall'intervento pubblico, non solo non hanno rimborsato i bond alla call, ma hanno anche avvisato gli investitori che dovranno subire perdite sul capitale, pur non essendosi mai verificata una vera e propria insolvenza.

In generale, è cresciuto a dismisura il cosiddetto “extension risk”, cioè l'incertezza sull'effettiva scadenza dell'investimento, specialmente per gli strumenti emessi senza una vera e propria scadenza (molti UT2 e tutti i T1). In poche parole, è diventato assai difficile stimare il rendimento dell'investimento, dal momento che non si consoce con certezza la sua scadenza.

L'investitore in un titolo Tier 1, in particolare, deve essere oggi consapevole di fare un investimento di lungo termine, molto simile ad un investimento azionario.

Ancora più dei consueti corporate bond, i bond subordinati possono essere veramente difficili da acquistare e da vendere, in quanto ogni titolo fa storia a se poichè , al contrario della carta non subordinata, ogni emissione ha caratteristiche peculiari che la distinguono dalle altre.

In periodi di elevata incertezza, come è stato il caso negli ultimi due anni, fattori come l'extension risk finiscono con il complicare ulteriormente il compito ai market maker.

Il recente passato ha provato come il prezzo di queste obbligazioni, in fasi di estrema turbolenza, tenda a deprimersi senza molto riferimento alle specifiche caratteristiche dei titoli e degli emittenti, rendendo estremamente gestire e diversificare il rischio. Non basta avere un portafoglio ampiamente diversificato per potere controllare il rischio.

Per di più , per l'ampiezza delle oscillazioni, il rischio che comporta questo tipo di investimento assomiglia più a quello di un portafoglio azionario (specie per i titoli Tier 1) che a quello di un portafoglio di obbligazioni corporate.

Comuque, venendo al dunque, Il 22 novembre 2015 il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto Salva Banche, con cui è stato stanziato un fondo di 2,3 miliardi di euro per salvare quattro banche del centro Italia da tempo in gravi difficoltà: Banca Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, e Carichieti.

La notizia è però arrivata sulle prime pagine dei giornali italiani solamente in seguito al suicidio di un pensionato a Civitavecchia – attribuito dalla sua famiglia alla perdita dei risparmi seguita al fallimento della sua banca – e al coinvolgimento del Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, il cui padre è stato per anni un membro del Consiglio d'amministrazione di Banca dell'Etruria, una delle banche salvate dal decreto.

Il dibattito è poi proseguito ieri quando Roberto Saviano ha scritto che il ministro Maria Elena Boschi dovrebbe dimettersi a causa di un conflitto di interessi. Ma andiamo con ordine.

Da anni le quattro banche salvate erano in grave difficoltà a causa di cattive pratiche di amministrazione: tutte e quattro erano già state commissariate, cioè messe sotto la gestione di amministratori nominati dal governo. Lo scorso 22 novembre si è “semplicemente” deciso di procedere al salvataggio tramite decreto per evitarne il fallimento.

Il salvataggio è avvenuto tramite il cosiddetto bail-in, un sistema che prevede di salvare una banca utilizzando i soldi degli investitori invece che quelli dello stato, pratica soprannominata bail out.

Il bail-in è stato introdotto dal decreto “salva banche”, promulgato e sponsorizzato da Matteo Renzi e e la sua cricca.

Al momento, nessuna delle persone che aveva semplicemente depositato i suoi risparmi sul conto corrente, o che aveva investito in prodotti finanziari più ordinari ha perso i propri soldi. Ciò perché, in Italia, almeno fino a oggi, i depositi sul conto corrente sono assicurati fino a 100.000 euro.

Hanno perso del denaro, però, e parecchio, le persone che avevano investito i propri risparmi nelle azioni della banca (era quindi un azionista, cioè uno dei proprietari della banca) oppure in obbligazioni subordinate, di cui abbiamo già ampiamente parlato.

Il problema è che adesso molti di questi risparmiatori accusano le banche di averli truffati.

Diversi obbligazionisti hanno raccontato di aver ricevuto vere e proprie minacce da parte dei dirigenti delle banche. Alcuni hanno detto che l'unico modo per avere un mutuo o per non vedersi revocato il fido era sottoscrivere le obbligazioni subordinate della banca. Questo comportamento è un reato, in Italia come nel resto d'Europa.

Altri hanno raccontato di essere stati raggirati e di aver acquistato le obbligazioni subordinate dopo essere stati assicurati che si trattava di prodotti poco rischiosi.

L'impiegato della Banca d'Etruria che ha “venduto” le obbligazioni subordinate al pensionato di Civitavecchia ha detto a Repubblica di avere ricevuto pressioni dalla stessa banca al fine di «convincere più clienti possibili ad acquistare i prodotti della banca».

Va detto che nei documenti che bisogna firmare prima di acquistare questi prodotti sono specificati tutti i rischi a cui si va incontro. Per legge, però, questi documenti sono spesso lunghi decine di pagine e scritti in una lingua quasi incomprensibile.

Comunque, il fenomeno delle obbligazioni subordinate o non è affatto limitato: parliamo di realtà consolidate sul territorio e di istituti che avevano esteso in maniera anche notevole il proprio raggio di azione.

Il valore complessivo delle obbligazioni subordinate azzerate, in questo caso, è di ben 788 milioni di euro.

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