Come siamo arrivati ad adottare il bail-in Italia

E da noi? Come è cominciata questa pratica? Da quando è che si è iniziato a ragionare sul principio del bail-in? Cerchiamo di capirci qualcosa in più.

Invece, da noi cosa stanno facendo? Stiamo arrivando allo stesso punto, ma senza aver fatto tesoro di quello che successe all'epoca.

E perché? Le possibilità sono due: o sono ignoranti (cioè i nostri governanti si sono improvvisamente dimenticati di quello che successe non più di sette anni fa, oltretutto non in un Paese sconosciuto ma un Paese noto come gli Stati Uniti).

Oppure, dato che io non penso che siano ignoranti, la cosa è deliberata. E allora, dato che la cosa è deliberata, ci dobbiamo domandare: “cui prodest?“. E soprattutto: qual è il piano o il disegno intorno a una decisione che crea panico, quella di prelevare i soldi dalle obbligazioni o anche persino dai conti correnti dei risparmiatori (o anche solo di minacciare di farlo), rischiando quindi la crisi sistemica?

Ecco, prima di rispondere a questa interessantissima domanda, vuoi fare il quadro della situazione italiana, adesso, per chi non è aggiornato?

Qui in Italia le banche non sono state salvate quando nel 2008 tutti erano pieni di “titoli-spazzatura”, perché non li avevano comprati.

Non sono state salvate quando c'era da sistemare i prestiti alla Grecia o alla Spagna perché non ne facevano. P

er cui, in buona sostanza, fino ad adesso noi ci siamo sempre cullati nella convinzione che il nostro sistema bancario fosse il più bello del mondo, il più tranquillo del mondo e che i problemi erano stati tutti degli altri. E quindi, in questa convinzione noi abbiamo anche dato una marea di soldi (tu fosti uno dei primi a trattare questo argomento, con il famoso MES (Il Meccanismo di Stabilità Europeo), con il famoso fondo salva-stati).

Il Meccanismo di Stabilità Europeo, sì, che finiva poi a non salvare gli Stati, ma a salvare le banche dei Paesi che in quegli Stati avevano investito.

Allora noi abbiamo pagato circa 63 miliardi – immaginate voi – di dotazione di questo fondo, che sono andati da tutt’altra parte e noi abbiamo sempre pensato che prima o poi, invece, avremmo incassato chissà che cosa.

Invece qua da noi c'era un tarlo, che stava cominciando a rosicchiare dal di sotto il sistema delle banche. Questo tarlo, è il tarlo delle sofferenze.
Per salvarsi dai pericoli delle banche, un modo è investire nell'arte. Nel libro di Claudio Borghi è spiegato come.

Le sofferenze sono semplicemente gente che non ridà i soldi che ha ricevuto in prestito dalla banca. Perché succede questo?

Succede perché siamo in crisi, sembra ovvio, ma l'austerità, vale a dire mettere meno soldi nel tessuto economico, comporta che se ci sono meno soldi prima o poi qualcuno fallisce. Questo qualcuno di solito sono le imprese o le persone, ma diciamo soprattutto le imprese.

Ora, qui in Italia non c'è la tradizione che c'è negli Stati Uniti del mercato azionario, dove chi vuole aprire un'impresa cerca soci per tramite delle azioni, no! Qui in Italia, chi vuole aprire un'impresa cerca un finanziamento e lo cerca dalla banca.

Se il mercato interno, se le condizioni economiche, se l'austerità fanno ridurre il denaro in circolazione, questa impresa probabilmente fallisce. Attenzione! C’è una differenza precisa fra un'impresa che chiude e un'impresa che fallisce. L'impresa che chiude, chiude perché a un certo punto si pensa che di averci provato, ma che le cose non siano andate bene e si debba tirare giù la saracinesca. Fine.

L'impresa che fallisce, invece, significa che questa impresa doveva dei soldi a qualcuno, non riesce più a restituirli e allora dichiara fallimento, alza le mani e questi soldi non vengono più restituiti a chi glieli aveva prestati.

È un problema per i fornitori, è un problema per i dipendenti, però diventa anche un problema per la banca, perché se è la banca che ha prestato i soldi all'impresa e l'impresa fallisce, a quel punto la banca ha in bilancio queste somme come un credito, quindi come una posta attiva. E invece svaniscono. E allora arriva sempre il sistema del bilanciamento. Vale a dire: come posso io rimanere bilanciato se i miei attivi, quindi i miei crediti, svaniscono? Arriviamo al punto.

A un certo punto la differenza fra gli attivi e i passivi nel bilancio delle banche continua a salire, salire, salire e quando diventa troppo grande la banca comincia ad avere qualche piccolo problemuccio. Nello specifico, le prime quattro banche (che in realtà sono cinque considerando anche Tercas) che hanno avuto questo problema sono state: la famigerata Banca Etruria, la Cassa Di Risparmio Di Ferrara, la Cassa Di Risparmio Di Chieti e la Banca Delle Marche.

Allora, qui bisogna separare due cose. Bisogna separare il malaffare dal resto.

Vale a dire: sono un amministratore di una banca, nello specifico può essere quello della Banca Etruria, presto dei soldi sapendo che non mi verranno restituiti, con l'intento proprio di darli a uno che li farà sparire, li occulterà e poi magari mi metto d'accordo con il medesimo per far la mezza. Ecco questo è una forma di furto, no? Motivo per cui spesso e volentieri poi, intorno alle banche, ronzano società segrete, ronzano comitati d'affari, cupole e così via, perché è una maniera – diciamo così – legale, o quanto meno che sembra tale, di far sparire i soldi. Perché se io sono un politico e faccio sparire dei soldi da un finanziamento e me li intasco, in una maniera o nell'altra, sono più visibile, no? Dove sono finiti i soldi pubblici? Aspetta che ti indago, ti guardo.

Allora il politico cosa deve fare, se possibile, per cercare di mettere i soldi su fondi pubblici? Prende, vede di far avere un appalto all'amico e poi si prende la mazzetta, no? Quello è lo schema classico della corruzione, quello che tanto ci piace.

Dall'altra parte, invece, cosa succede per la banca? Per la banca non c'è neanche il problema della corruzione, perché ricordiamo che la corruzione si ha solo se c'è un pubblico ufficiale in mezzo. Invece qui, in maniera formalmente – mi verrebbe da dire – pulita, per quanto sporco è il malaffare, se io banca presto dei soldi a uno e poi questo, i soldi che gli ho prestato, prende, li porta in Svizzera e non me li restituisce, contabilmente sulla banca sembra semplicemente un prestito andato male come altri.

Poi io me lo riprendo, per via di tangenti o quello che è, e riesco magari anche a farla franca. Motivo per cui, ovviamente, questa roba funziona fino a che uno non denuncia, o quanto meno non si scopre che c'è stato un accordo fraudolento per riuscire a farlo. Motivo per cui, spesso e volentieri, poi ci sono i suicidi o simili quando ci sono dei dissesti di questo tipo per le banche, perché i congiurati, vale a dire quelli che si erano messi d'accordo per far sparire in questo modo i denari, se sospettano che c'è qualcuno che gli sta mettendo gli occhi addosso o che li ha scoperti, tante volte non vanno per il sottile e lo “suicidano”. I casi di suicidi sospetti furono abbondanti, per esempio…

Monte Dei Paschi, ricordo…

Sì, Monte Dei Paschi è il più recente, però tornando indietro nella storia, guarda caso, quasi ogni crack bancario fu accompagnato dal suo gruppo di suicidi. Vi ricordate sicuramente il Banco Ambrosiano per intendersi, no?

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