Avviso di addebito con valore di titolo esecutivo - il nuovo sistema di riscossione INPS [Commento 1]

  • matteo puglia 19 luglio 2011 at 11:19

    L'avviso di addebito, oltre a sostituire la cartella di pagamento ed eliminare la fase di iscrizione a ruolo, che veniva svolta prima della notifica della cartella stessa, incide su altri aspetti che possono interessare la situazione debitoria. L'efficacia e la valenza giuridica dell'avviso portano infatti a una serie di conseguenze che incidono sull'azienda o sul soggetto debitore.

    In primis, uno degli aspetti più importanti è che l'avviso di addebito, per effetto dell'articolo 30 del Dl n. 78/2010, non può essere sospeso - da parte dell'Inps - in seguito alla presentazione di un ricorso amministrativo ovvero in presenza di un ricorso amministrativo ancora pendente (circolare n. 108/2010). Questo meccanismo, oltre a causare pesanti conseguenze su un'eventuale richiesta del Durc, potrebbe portare altri disagi, lasciando al debitore la sola via del contenzioso giudiziario per sospendere l'avviso.

    Le uniche eccezioni a questa regola riguardano le causali contabili, amministrative o giudiziarie, vale a dire la presenza di pagamenti effettuati e non ancora contabilizzati dall'Inps, la sussistenza di crediti in dilazione iscritti a ruolo e non ancora notificati oppure la presenza di ordinanze di sospensione dell'esecutività dell'avviso.

    Con queste premesse, una volta ricevuto l'avviso, al debitore rimangono sostanzialmente tre strade: innanzitutto il pagamento della contribuzione dovuta, entro 60 giorni dalla notifica, anche in forma rateale (presso l'AdR). Peraltro, in caso di ricorso alla rateazione di debiti ancora in fase amministrativa, occorre prestare attenzione che la definizione della stessa - in attesa del piano di ammortamento - non provochi qualche ritardo nell'avvio del pagamento delle rate accordate, con la conseguenza che i crediti inseriti nella dilazione possano essere oggetto di formazione di avviso di addebito. In tale caso il debitore dovrà affrontare il disagio di richiedere lo sgravio all'Inps.

    Esiste poi la possibilità dell'autotutela: qualora ci si accorga che le somme contenute nell'avviso non siano dovute, per errori commessi dall'istituto in fase di verifica o perché già versate (magari in ritardo e non ancora contabilizzate dall'Inps), conviene attivare questo strumento per ottenere la correzione dell'errore da parte dell'istituto. Si avrà così la sospensione dell'avviso e il successivo sgravio definitivo.

    Infine rimane la strada del ricorso giudiziale: l'avviso di addebito, così come avveniva per le "vecchie" cartelle esattoriali, può essere opposto davanti al tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui circoscrizione ricade la sede Inps che lo ha emesso, entro 40 giorni dall'avvenuta notifica. Il giudice stesso, nel corso del giudizio di primo grado, può sospenderne l'esecuzione per gravi motivi.

    Restano invece esclusi dall'invio dell'avviso di addebito - secondo le disposizioni della circolare Inps n. 168/2010 - i crediti oggetto di rateazione, così come quelli inseriti in un piano di rientro (applicazione web sperimentale per le aziende che operano con il sistema Uniemens). Il mancato pagamento di due rate consecutive comporterà però la revoca della dilazione e la richiesta del saldo del debito residuo, mediante la notifica dell'avviso di addebito da parte dell'Inps. Tale somma non potrà più formare oggetto di rateazione presso l'agente della riscossione e dovrà essere pagata entro 60 giorni dalla notifica dell'avviso.

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