Lo strumento deflativo noto con il termine di acquiescenza

A volte, per il contribuente che riceve un avviso di accertamento può essere più conveniente accettare di pagare la maggiore imposta definita dall'ufficio piuttosto che intraprendere la strada incerta ed onerosa di un lungo contenzioso.

L'accettazione dell'atto, giuridicamente definita "acquiescenza", è regolamentata dal decreto legislativo numero 218 del 1997 e consiste in una definizione in via amministrativa dell'atto impositivo.

Tale definizione, ancora più conveniente quando l'accertamento emesso dall'ufficio è fondato su dati difficilmente contestabili davanti al giudice tributario, comporta per il contribuente notevoli vantaggi che si sostanziano, principalmente, nell'abbattimento delle sanzioni irrogate.

Definire l'atto per acquiescenza consente, infatti, di pagare solo 1/4 delle sanzioni amministrative indicate nell'atto. Detta riduzione spetta a condizione che:

  • si rinunci ad impugnare l'avviso di accertamento;
  • si rinunci a presentare istanza di accertamento con adesione;
  • si effettui il pagamento, entro il termine di proposizione del ricorso, del totale della somma richiesta (tenendo conto delle riduzioni spettanti).

Dunque, con  l'acquiescenza il contribuente versa - entro i termini - le somme dovute a seguito di un accertamento operato dall'Ufficio, senza impugnarlo e senza ricorrere alla procedura dell'accertamento con adesione, ed ottiene il diritto alla riduzione ad 1/4 delle sanzioni irrogate.

Le somme dovute a seguito di accertamento possono essere versate anche ratealmente. In tal caso sono dovuti gli interessi legali e il contribuente è tenuto a prestare garanzia.

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