Il ricorso contro la multa

A chi non è mai capitato di prendere una multa per un'infrazione al codice della strada? Di solito non resta che pagare e rassegnarsi a subire la sospensione della patente o la decurtazione dei punti, per le infrazioni che lo prevedono.

Se però riteniamo che la sanzione sia illegittima, c'è la possibilità di fare ricorso.
Una volta ricevuta la contestazione o la notificazione del verbale di accertamento della violazione, chi intende contestarlo ha sessanta giorni di tempo, e può scegliere tra due alternative.

La prima è quella di fare ricorso al Giudice di pace, presentando un ricorso su carta semplice, a cui si deve allegare una copia del provvedimento e la documentazione ritenuta opportuna per far valere le proprie ragioni.

È inoltre necessario depositare presso la cancelleria come cauzione una somma di denaro pari alla metà del massimo della sanzione prevista per l'infrazione contestata. In mancanza del deposito il ricorso viene dichiarato inammissibile.

La somma depositata verrà restituita in caso di accoglimento del ricorso, e trattenuta in tutto o in parte in caso di rigetto.

Il ricorso può essere depositato direttamente dall'interessato oppure da una persona incaricata, e la Corte Costituzionale ha stabilito che è legittimo anche inviarlo per posta.
La competenza territoriale del Giudice di pace si individua in base al luogo in cui è avvenuta l'infrazione.

Se questo non corrisponde con la residenza del ricorrente bisogna eleggere un domicilio in loco per le notifiche.

Il procedimento si articola in una o più udienze e il ricorrente può anche stare in giudizio da solo, senza l'assistenza di un avvocato, ma nella maggior parte dei casi sarà opportuno affidarsi ad un professionista che sappia destreggiarsi fra le norme processuali.

Il ricorrente deve sempre essere presente alla prima udienza, per evitare che il ricorso sia subito respinto.

Al termine del procedimento viene fissata l'udienza per la discussione e viene pronunciata la sentenza.

Se il ricorso viene respinto il Giudice di pace indica la somma da pagare, che può anche essere diversa da quella originariamente richiesta, ma non può essere inferiore al minimo previsto per la violazione contestata.

In caso di rigetto del ricorso, il Giudice di pace non può mai escludere l'applicazione delle sanzioni accessorie, come la sospensione della patente o la decurtazione dei punti. Contro la sentenza è ammesso solo il ricorso in Cassazione, nel termine di un anno.

In alternativa è possibile fare ricorso al Prefetto.

Anche in questo caso la competenza si individua in base al luogo in cui è avvenuta l'infrazione.

Il ricorso, in carta semplice, si presenta all'ufficio che ha accertato la violazione (direttamente o mediante raccomandata con avviso di ricevimento) oppure al Prefetto (solo mediante raccomandata con avviso di ricevimento) e non è previsto il deposito della cauzione, ma se l'opposizione viene respinta la sanzione viene raddoppiata.

Il Prefetto deve pronunciarsi entro 120 giorni, se ha ricevuto direttamente il ricorso, che diventano 150 giorni quando il ricorso è stato presentato all'ufficio che ha accertato la violazione.

Contro la decisione negativa del Prefetto è ancora possibile ricorrere, nei 30 giorni successivi, al Giudice di pace con le modalità che abbiamo visto.

Naturalmente, se la cifra da pagare è bassa non vale la pena di fare ricorso, a meno che non si tratti di una questione di principio.

Il discorso è diverso per le multe più "salate", e soprattutto per le infrazioni che prevedono la sospensione della patente, la decurtazione dei punti o il fermo del veicolo.

Queste ipotesi sono diventate più frequenti in seguito alla depenalizzazione dei reati "minori", tra cui rientrano molte violazioni del codice della strada, ridotte oggi a semplici illeciti amministrativi.

La scomparsa delle conseguenze penali ha comportato infatti un inasprimento delle sanzioni pecuniarie, ora molto salate, e l'introduzione di sanzioni accessorie molto severe, a cui si è recentemente aggiunto il meccanismo della patente a punti.

Ma come redigere il ricorso? Ferma restando l'opportunità di affidarsi ad un professionista, che meglio si destreggia fra le norme processuali, vediamo quali sono le contestazioni più frequenti.

Un primo motivo di ricorso può essere la mancata sottoscrizione del verbale da parte dell'agente che lo ha redatto.

La legge infatti richiede sempre la sottoscrizione del verbalizzante, a pena di inesistenza dell'atto.

Un principio ribadito anche dalla recente giurisprudenza.

Inoltre, al presunto trasgressore deve essere notificato uno degli originali del verbale oppure una copia autentica, contenente la certificazione di conformità all'originale.

Spesso l'indicazione dell'infrazione contenuta nel verbale è assolutamente vaga e generica, in quanto viene contestata la violazione di una pluralità di norme che riguardano, il più delle volte, varie ipotesi di trasgressione.

Non essendo specificato nel verbale a quale ipotesi deve essere ricondotto il comportamento del ricorrente, questo non è messo in condizione di difendersi adeguatamente, e ciò può essere un valido motivo di ricorso.

Attenzione anche ai termini e alle forme previste dalla legge per il verbale di contestazione dell'infrazione, che se possibile deve essere immediatamente consegnato al trasgressore, e in caso contrario deve essergli notificato entro 90 giorni dall'accertamento dell'infrazione (il termine è stato ridotto da 150 giorni a 90 giorni dall'art. 36 della legge 29 luglio 2010, n. 120).

Può anche accadere che nel verbale manchi l'indicazione del giudice al quale il presunto trasgressore può inoltrare il ricorso, mentre la legge richiede sempre l'indicazione dell'autorità competente.

Altri motivi di ricorso possono essere ricavati dall'esame di ogni singolo verbale di infrazione e spesso riguardano la regolarità della notifica, che avviene nelle forme previste per le notifiche a mezzo posta.

Una sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito che nei casi in cui la prima notifica non arrivi in mano al destinatario a causa della sua assenza, deve essere inviata una seconda raccomandata con avviso di ricevimento, spedita il giorno successivo al tentativo di notifica, per avvertire l'interessato che ha sessanta giorni di tempo per ritirare il verbale all'ufficio postale.

Ai fini del ricorso, il termine decorre dal giorno del ritiro del verbale da parte del destinatario.

Se il verbale non viene ritirato, decorre invece dall'undicesimo giorno successivo all'invio della seconda raccomandata.

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