Cosa cambia, e non, con la dematerializzazione dell'attestato di rischio rc auto

Con la nuova norma è previsto che l'attestato di rischio si trasformi da statico a dinamico, con l'inserimento dei dati riguardanti i danni liquidati a persone e/o cose: inoltre, il Codice ha stabilito che da luglio il documento venga consegnato non più per via cartacea, ma per quella telematica.

L'infinita telenovela del caro Rc auto si arricchisce di un nuovo capitolo tra gli interventi di riforma messi in campo negli ultimi tempi per riuscire ad abbassare le tariffe delle polizze più dispendiose in Europa.

Come previsto dal pacchetto delle liberalizzazioni del governo Monti, infatti, dal primo luglio 2015, l'attestato di rischio ha abbandonato il formato cartaceo in favore del digitale.

Si tratta del primo step di un progetto che, arrivato in Italia con anni di ritardo rispetto agli altri Paesi, va verso la completa dematerializzazione di tutti i documenti assicurativi e che sarà ultimato il prossimo 18 ottobre 2015 con l'introduzione del tagliando elettronico che sostituirà quello esposto sui parabrezza.

Un'innovazione dal chiaro scopo: snellendo la burocrazia delle polizze, si semplifica la vita agli automobilisti e soprattutto si cerca di arginare il rischio di frodi.

I numeri, in proposito, sono impietosi: in giro per l'Italia scorrazzano 3 milioni e mezzo di veicoli non assicurati.

Un pericolo non solo per l'impossibilità di ricevere il rimborso in caso di incidente, ma perché più aumentano i furbetti del tagliandino e maggiore sarà il costo che viene scaricato sulle polizze di chi paga regolarmente l'Rc auto.

I non assicurati incidono per un buon 10% sulla tariffa. Così se il costo medio per la polizza auto è di 740 euro, quello sociale scaricato sugli automobilisti onesti è di 74 euro all'anno.

Il tagliando elettronico dovrebbe, quindi, non solo rappresentare un primo giro di vite per stanare le truffe, ma risolvere anche un altro fenomeno che incide sul caro prezzi: la pigrizia degli automobilisti che non decidono mai di cambiare assicurazione.

Eppure da gennaio 2013 non è più valido neanche il tacito rinnovo della polizza che per anni aveva incastrato gli automobilisti con la stessa compagnia, perché si dimenticavano di inviare la disdetta 30 giorni prima della scadenza.

Un'abolizione che, però, poco è servita visto che, secondo quanto emerge dall'ultimo rapporto dell'Ivass, lo scorso anno solo un assicurato su 6 ha cambiato compagnia. E chi lo ha fatto, ha spuntato una riduzione di prezzo di quasi il 22%.

Il primo passo per risparmiare passa, infatti, proprio per l'attestato di rischio che, oltre ad accertare il numero dei sinistri provocati dall'assicurato nell'ultimo quinquennio e le eventuali franchigie non rimborsate alla compagnia assicuratrice, indica anche la classe di merito di provenienza e quella assegnata dal contratto per l'anno successivo, secondo il principio della formula bonus-malus.

Documento che, quindi, gli assicurati dovrebbe conoscere bene, verificandone la correttezza.

Un'accortezza che ora si fa ancora più necessaria, visto che con l'attestato di rischio digitale non solo l'automobilista non è più obbligato ad andare in agenzia per averlo, ma tutto il conteggio dei dati relativi alla classe bonus malus e ai sinistri causati negli ultimi anni viene comunicato direttamente dalla compagnia assicurativa all'Ania (l'Associazione nazionale delle imprese assicuratrici).

Sembrerà quindi un paradosso ma, dal momento che la tecnologia dovrebbe aiutare i consumatori, il fatto di non ricevere più il formato cartaceo a casa renderà più difficile verificare se l'attestato riporti degli errori.

Con una piccola beffa: anche se l'automobilista scoprisse che per sbaglio la compagnia assicurativa ha inserito, ad esempio, una classe di merito più alta, non è prevista nessuna sanzione.

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