Come funziona l'espropriazione di un bene in comproprietà

Il giudice deve garantire il minimo danno ai proprietari, non debitori, del bene indiviso sottoposto a pignoramento ed espropriazione.

Per raggiungere l'obiettivo, in una prima fase il giudice decreta di esperire un tentativo finalizzato a capire se c'è un compratore della quota. Poi, in caso di insuccesso in sede di asta, propende per una divisione fisica del bene e, per valutare la fattibilità di una partizione che risulti economicamente conveniente ai proprietari ed appetibile al mercato, si fa affiancare da un CTU (consulente Tecnico d'Ufficio). In ultima istanza, il giudice dispone la vendita del bene e la divisione del ricavato in quote.

Facciamo un esempio. Lei ed i suoi due fratelli possedete un cavallo da corsa (che è un bene indiviso), in quote paritarie di un terzo ciascuno. Il cavallo vale, commercialmente, 90 euro.

Lei deve 40 euro al creditore Pinco Pallino. Il suo creditore ottiene dal giudice un decreto ingiuntivo ed il cavallo viene messo all'asta.

Il giudice dispone innanzitutto la vendita all'asta di una quota di 1/3 del cavallo per 30 euro. Nessuno si offre di acquistarla.

Allora il giudice chiama un CTU per capire se è conveniente macellare il cavallo e dividere la carne macellata fra i proprietari, vendendo poi la carne che spetterebbe al debitore. Naturalmente il CTU redige perizia sull'assoluta improponibilità economica di tale soluzione.

A questo punto il giudice fa mettere all'asta l'intero cavallo da corsa, vivo. Viene venduto al prezzo di 60 euro.

Il giudice assegna 20 euro a Pinco Pallino e 20 euro ciascuno ai suoi due fratelli. Lei, debitore esecutato avrà ancora 20 euro di debito con Pinco Pallino.

Non finisce qui. I suoi fratelli la citeranno in tribunale per danni, pretendendo da lei 10 euro ciascuno, dal momento che prima della vendita all'asta (causata dal suo debito) il valore commerciale di ciascuna quota del cavallo assommava a 30 euro.

14 novembre 2012 · Simone di Saintjust

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