Quando l'assegno va fuori corso

Per l'assegno non è prevista accettazione, nè del debitore (ovviamente, visto che è lui stesso che lo emette) nè della banca incaricata di pagare. La banca (il trattario) quindi NON è direttamente obbligata verso il portatore riguardo al buon esito dello stesso, essa si impegna solo nei confronti dell'emittente (traente) in base allo specifico contratto (convenzione di assegno).

Questo solo per mettere l'accento sulla circostanza che il rapporto regolato da un assegno in conto corrente è esclusivamente limitato a due soggetti: traente e beneficiario.

Anche nel caso in cui l'assegno sia stato emesso utilizzando moduli non più validi per variazione di ragione sociale del trattario e di cui è stata data comunicazione al traente, la responsabilità del ancato pagamento ricade comunque sul correntista.

La data di emissione dell'assegno dev'essere quella effettiva. L'assegno, infatti, è un mezzo di pagamento e NON uno strumento di credito, come la cambiale.

La legge vieta espressamente l'emissione di assegni postdatati e prevede, qualora venga indicata una data posteriore a quella di effettiva emissione, l'applicabilità del bollo delle cambiali (12 per mille) e delle sanzioni previste dal dpr 642/1972, articolo 25 (da 20 a 50 volte l'imposta non corrisposta).

Le sanzioni sono comminate dall'Ufficio del Registro (presso l'Agenzia delle Entrate) a carico di chi ha emesso l'assegno e dietro segnalazione della banca che riceve il titolo prima della scadenza, stante l'obbligo a suo carico di pagarlo nel caso vi sia la copertura (l'assegno, pur se postdatato, conserva la sua validità di mezzo di pagamento).

Questo solo per dire che se lei sull'assegno scrive la data di oggi, chi lo ha emesso non avrà alcuna convenienza a provare che è stato emesso nel 2004. Aggraverebbe solo la sua posizione.

A questo punto, contatta chi ha emesso l'assegno e gli chiede se vuole sostituirlo con uno redatto su moduli più recenti ed attuali. Se rifiuta ha due alternative:

  • presentare l'assegno presso uno sportello della nuova banca nata dalla fusione sperando che chi ha emesso l'assegno vi abbia ancora un conto corrente;
  • rivolgersi ad un avvocato per presentare ricorso per decreto ingiuntivo sulla base dell'assegno "fuori corso".

18 ottobre 2012 · Genny Manfredi

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