Il pagamento dell'assegno

L'assegno può essere pagabile ad una persona determinata o al portatore (se non viene indicato niente, il titolo si intende emesso al portatore). L'assegno può anche essere emesso all'ordine dello stesso traente (tramite la formula "mio proprio" o simili), generalmente allo scopo di prelevare contanti allo sportello.

L'assegno è pagabile unicamente a vista, ed ogni disposizione contraria si considera come non scritta. Esso deve quindi essere presentato al pagamento subito dopo l'emissione, entro precisi termini che sono:

  • otto giorni se è pagabile nello stesso Comune in cui è stato emesso;
  • quindici giorni se è pagabile in un Comune diverso all'interno del territorio italiano;
  • trenta giorni se è pagabile nei territori comunque soggetti alla sovranità italiana compresi nel bacino del Mediterraneo;
  • sessanta giorni se è pagabile negli altri territori soggetti alla sovranità italiana.

L'assegno emesso in Paese diverso da quello nel quale è pagabile deve essere presentato entro 20 giorni o 60 giorni a seconda che il luogo di emissione e quello di pagamento siano nello stesso continente o in continenti diversi.

La scadenza del termine non impedisce di per sè la presentazione dell'assegno al pagamento e la riscossione dello stesso da parte del portatore.

Il traente (colui che ha emesso l'assegno), può però cautelarsi rispetto ad una tardiva presentazione disponendo alla propria banca, per iscritto, la "revoca dell'ordine di pagamento"dopo la scadenza dei termini di presentazione.

Così facendo impedisce alla banca sia di pagare il titolo presentato in ritardo, sia di protestarlo, liberandola da ogni responsabilità al riguardo.

In pratica i termini di presentazione suddetti sono quelli che delimitano, a favore del traente che abbia disposto la revoca all'ordine di pagamento, il periodo in cui l'assegno deve risultare coperto dalla provvista presente sul conto corrente. Con tale revoca il traente si libera da tale onere, e quindi da tutti i rischi legati al mancato pagamento dell'assegno (protesto, iscrizione al Cai, sanzioni, etc.).

E' importante sapere comunque che l'assegno, anche se non presentato nei termini, rimane sempre un titolo esecutivo che permette al portatore di rifarsi sul traente. Senza il protesto, però , il portatore perde la possibilità di agire contro gli altri eventuali obbligati, i giranti. Per informazioni sulle azioni di regresso si veda più avanti.

Il trattario che paga l'assegno può esigere che lo stesso gli venga consegnato quietanzato. Il portatore non può rifiutare pagamenti parziali, con menzione e quietanza posta sull'assegno.

Il soggetto che risponde principalmente del pagamento è il traente. Ogni clausola con la quale si esoneri da tale responsabilità si ha per non scritta.

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Commenti e domande dei lettori

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  • beppe666 19 giugno 2013 at 14:19

    Mi è stata recapitata una raccomandata dalla prefettura in cui mi si contesta l'emissione di assegno senza autorizzazione. Preciso che questo assegno è stato pagato con bonifico e che un notaio mi ha consegnato l'assegno rimasto impagato con su scritto annullato, con timbro banca e notaio. Cosa mi consigliate di fare?

    • Simone di Saintjust 19 giugno 2013 at 15:28

      Mi sembra di capire che lei abbia emesso un assegno senza autorizzazione. E che, accortosi dell'errore, abbia poi richiamato l'assegno e proceduto al pagamento tramite bonifico.

      Purtroppo, capita spesso che l'impiegato di banca troppo zelante proceda comunque alla segnalazione al Prefetto.

      Se ritiene, tuttavia, di essere stato oggetto di una segnalazione illegittima, può provare a presentare ricorso all'Arbitro Bancario Finanziario. Il ricorso può essere inoltrato con raccomandata AR, allegando anche la documentazione che ritiene probante alle sue ragioni.

      Non serve il supporto di legali et similia. Qui troverà tutte le informazioni necessarie.

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