Assegno postdatato

La data di emissione dell'assegno dev'essere quella effettiva: l'assegno, infatti, è un mezzo di pagamento e NON uno strumento di credito come la cambiale.

La legge vieta espressamente l'emissione di assegni bancari postdatati e prevede, qualora venga indicata una data posteriore a quella di effettiva emissione, l'applicabilità del bollo delle cambiali (12 per mille) e delle sanzioni previste dal dpr 642/1972, articolo 25 (da 20 a 50 volte l'imposta non corrisposta).

Le sanzioni sono comminate dall'Ufficio del Registro (presso l'Agenzia delle Entrate) a carico di chi ha emesso l'assegno e dietro segnalazione della banca che riceve il titolo prima della scadenza, stante l'obbligo a suo carico di pagarlo nel caso vi sia la copertura (l'assegno, pur se postdatato, conserva la sua validità di mezzo di pagamento).

Nel caso in cui l'assegno risulti invece scoperto, la regolarizzazione (ovvero il pagamento del bollo e delle sanzioni) è necessaria per poter dare al titolo efficacia esecutiva e per poterlo protestare.

Alla regolarizzazione può procedere lo stesso portatore, recandosi presso l'Agenzia delle entrate. Con le successive azioni esecutive questi potrà poi rivalersi sul debitore.

L'unica postdatazione tollerata dalla legge (e quindi teoricamente dalle banche, pur se si rilevano differenze interpretative) è quella di massimo quattro giorni giustificata dal periodo necessario per far pervenire il titolo in tempo utile per l'incasso, e quindi legata alla distanza fisica tra chi emette l'assegno e chi lo deve ricevere.

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16 giugno 2013 · Annapaola Ferri

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