Antiriciclaggio - norme per contanti, assegni, libretti di risparmio

Attenzione » il contenuto dell'articolo è poco significativo oppure è stato oggetto di revisioni normative e/o aggiornamenti giurisprudenziali successivi alla pubblicazione e, pertanto, le informazioni in esso contenute potrebbero risultare non corrette o non attuali. Potrai trovare i post aggiornati sull'argomento nella sezione di approfondimento, oppure qui o consultando qui.

1. Antiriciclaggio - Assegni e contanti
2. Irregolarità e sanzioni
3. Antiriciclaggio – Libretti di risparmio al portatore
4. Pagamento stipendi, pensioni e compensi - Bollo sui conti correnti
5. Termini per obbligo di versamento in conto corrente delle pensioni oltre i mille euro
6. Conseguenze e precauzioni da adottare per i debitori che percepiscono pensioni oltre i mille euro
7. Criteri di valutazione del rischio di riciclaggio - i rapporti continuativi e le operazioni occasionali
8. Profili del cliente da sottoporre a verifica e controllo
9. Quando scattano le attività di verifica e controllo

Antiriciclaggio - Assegni e contanti

Sono state apportate rilevanti modifiche alle disposizioni in tema di antiriciclaggio, relative all'utilizzo di denaro contante, titoli al portatore, assegni e libretti al portatore, di cui all'articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, numero 231. In particolare, la soglia di 2.500 euro è stata abbassata a 1.000 euro.

La nuova normativa antiriciclaggio - introdotta dal decreto legge 6 dicembre 2011 n° 201 - cosiddetto "Salva Italia" -  è entrata in vigore a partire dal 1°  febbraio 2012.

Per importi pari o superiori a 1.000 euro:

I trasferimenti in contanti per importi pari o superiori a 1000 euro vanno effettuati tramite le banche, le poste e gli istituti di moneta elettronica mediante disposizioni accettate per iscritto previa consegna della somma in contanti, ovvero mediante bonifici, carte di pagamento

Inoltre, il decreto, per la parte riguardante le norme antiriciclaggio ha previsto che  dal  1° aprile 2012 , il saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore non possa essere pari o superiore a 1.000 euro; quelli esistenti alla data di entrata in vigore del decreto con saldo pari o superiore a 1.000 euro devono essere stati estinti dal portatore ovvero il loro saldo deve essere stato ridotto a una somma non eccedente il predetto importo entro il 31 marzo 2012.

Con riferimento alla nuova soglia per l'utilizzo del contante è stata inoltre introdotta una moratoria per le infrazioni commesse dal 6 dicembre 2011 al 31 gennaio 2012.

Irregolarità e sanzioni

Il trasferimento di contante o libretti al portatore per operazioni di importo pari o superiori ai 1.000 euro e' punibile con una sanzione amministrativa variabile dall'1 al 40% dell'importo del trasferimento, di minimo 3.000 euro. Tali sanzioni vengono irrogate dal Ministero dell'economia con applicazione della legge 689/81 (sanzioni amministrative).

Si ricorda, in proposito, che La normativa antiriciclaggio non può essere elusa tramite il frazionamento del pagamento. I limiti previsti, infatti, devono essere interpretati nel senso che occorre fare esclusivamente riferimento al "valore dell'intera operazione economica alla quale il trasferimento è funzionale ed essi si applicano anche quando detto trasferimento si sia realizzato mediante il compimento di varie operazioni, ciascuna di valore inferiore o pari al massimo consentito (Corte di cassazione sent. 15103 del 22 giugno 2010).

Se la violazione supera i 50.000 euro la sanzione applicabile varia dal 5% al 40%, sempre con minimo di 3.000 euro.

Se la violazione non supera i 250mila euro e' possibile effetuare il pagamento della sanzione in misura ridotta, versando il 2% o il 10% (doppio del minimo) dell'importo del trasferimento di denaro entro 60 giorni dalla notifica della contestazione.

Le sanzioni appena indicate  non si applicano per violazioni commesse tra il 6/12/2011 e il 31/1/2012, quando riferite a importi compresi tra i 1.000 e i 2.500 euro.

Antiriciclaggio – Libretti di risparmio al portatore

Con l'entrata in vigore della nuova normativa antiriciclaggio, dal primo aprile 2012, chi possiede libretti al portatore, emessi da banche o dalla posta, con somme superiori a 999,99 euro incapperà in multe salate.

I libretti si distinguono tra nominali (chi li possiede non ha problemi con la nuova normativa) e al portatore. I primi sono associati a persone fisiche, i secondi invece non hanno collegamenti con l’utilizzatore e possono essere usati da chiunque ne sia in possesso. Il prelievo di contanti od il deposito va comunque effettuato presentando un documento d’identità e il codice fiscale.

E' stata inasprita la sanzione per le violazioni che riguardano i libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore a mila euro al 31 marzo 2012: la sanzione è pari al saldo del libretto stesso.

Chi non ha effettuato l'operazione nei termini fissati dal decreto legge è soggetto ad una multa che può anche essere pari al saldo del libretto stesso.

In base alla normativa antiriciclaggio vigente, gli istituti sono tenuti a segnalare al Ministero delle Finanze eventuali trasgressori, ma soltanto dal momento in cui un cliente si presentasse allo sportello con un libretto che vanta un risparmio superiore ai 1.000 euro. In sostanza il governo non chiede un elenco preventivo degli intestatari, ma impone un controllo diretto agli operatori.

In tal modo i libretti dormienti (cioè, quelli sui quali da anni non vengono effettuate operazioni di prelievo o deposito) potranno restare tali ad oltranza, mentre saranno puniti coloro che ancora li utilizzano costantemente oltre la soglia limite.

Pagamento stipendi, pensioni e compensi - Bollo sui conti correnti

In ossequio alle nuove norme antiriciclaggio, è dunque pari a mille euro anche la soglia massima dei pagamenti per cassa e l'importo massimo degli emolumenti (stipendi, pensione, compensi comunque corrisposti dalla pubblica amministrazione centrale e locale e dai loro enti) che possono essere erogati in denaro contante.

Oltre tale limite gli emolumenti debbono essere pagati con strumenti diversi dal denaro contante.

Al fine di incentivare l'accredito delle pensioni su conti correnti (anche presso le Poste) è stata introdotta l'esenzione dall'imposta di bollo per le fasce socialmente svantaggiate di clientela.

Per i conti correnti bancari/postali e i rendiconti dei libretti di risparmio, la tassa continuerà a essere di 34,20 euro l'anno se il cliente è una persona privata. L'imposta di bollo è invece del tutto cancellata se il valore medio di giacenza «risultante dagli estratti e dai libretti» non supera i cinquemila euro. In pratica se durante l'anno, tra entrate e uscite, la disponibilità media del conto corrente non supera questa soglia, non si paga il bollo.

Termini per obbligo di versamento in conto corrente delle pensioni oltre i mille euro

Dal primo luglio 2012 (legge 26 aprile 2012, numero 44) vige lo stop al pagamento contante delle pensioni oltre i mille euro. Ai fini dell'individuazione del limite dei mille euro, non si tiene conto delle somme corrisposte a titolo di tredicesima mensilità (comma 4-ter).

Inoltre, in base al comma 4-bis, soltanto coloro che percepiscono pagamenti pensionistici erogati dall'Inps devono indicare gli estremi del conto di pagamento per l’accredito delle somme dovute dalla P.A.

E' stata ancora prevista una fase transitoria di tre mesi a partire dal primo luglio 2012. Ma dal primo ottobre 2012, in assenza di un conto corrente intestato al pensionato, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale tratterrà le somme dovute. L’importo verrà versato solo dopo la comunicazione del codice IBAN del conto corrente, bancario o postale, all'INPS.



Conseguenze e precauzioni da adottare per i debitori che percepiscono pensioni oltre i mille euro

L'obbligo di versamento della pensione in conto corrente potrà avere spiacevoli conseguenze nel caso in cui il pensionato risultasse anche debitore esecutato.

La Corte di cassazione, infatti, con la sentenza numero 17178 del 9 ottobre 2012 ha deciso che non sussiste alcuna preclusione o limitazione in ordine alla sequestrabilità e pignorabilità delle retribuzioni percepite, ormai definitivamente acquisite dal dipendente e confluite nel suo patrimonio, sia che esse si trovino nel suo diretto possesso, sia che esse risultino depositate a suo nome presso banche ed assoggettate, quindi, alla disciplina dell'articolo 1834 codice civile. Così come già stabilito in precedenti sentenze (cfr. Cass. numero 3518 del 12 giugno 1985).

In pratica, qualora il creditore procedente notifichi un pignoramento presso il datore di lavoro del suo debitore, non v’è dubbio che le somme da questi dovute a titolo di retribuzione rappresentino un credito di lavoro. Viceversa, quando il creditore pignorante sottoponga a pignoramento somme esistenti presso un istituto bancario ove il debitore intrattiene un rapporto di conto corrente e sul quale affluiscono anche le mensilità di stipendio, il credito del debitore che viene pignorato è il credito alla restituzione delle somme depositate che trova titolo nel rapporto di conto corrente. Sono, quindi, del tutto irrilevanti le ragioni per le quali quelle somme sono state versate su quel conto: il denaro è bene fungibile per eccellenza, secondo i giudici di piazza Cavour.

Ora, è facile intuire che la sentenza possa estendersi, per analogia, anche ai pensionati debitori. Così, al povero debitore, costretto dal decreto "salva Italia" a doversi servire del conto corrente, l’unica via di uscita resta quella di prelevare il denaro "fungibile"” ancora caldo di bonifico e depositarlo, prima che si raffreddi, su un conto corrente intestato ad altri soggetti (meglio se non debitori soggetti anch'essi ad azione esecutiva).

In questo modo potrà sottrarsi, forse, all'azione esecutiva del creditore scaltro che avrà deciso di procedere al pignoramento del conto corrente invece di "accontentarsi" del quinto mensile della pensione.

Criteri di valutazione del rischio di riciclaggio - i rapporti continuativi e le operazioni occasionali

La tipologia del rapporto continuativo o dell'operazione

Rileva la maggiore o minore possibilità di utilizzare il rapporto o l'operazione per fini illeciti (es. operazioni per cassa; bonifici, specie se da o verso Stati extracomunitari diversi dai paesi terzi equivalenti). Su altro piano, la tipologia dei rapporti e delle operazioni richieste costituisce un elemento da considerare per definire l'attività e gli interessi economici del cliente.

Le modalità di instaurazione e svolgimento del rapporto continuativo o dell'operazione

In via esemplificativa, rilevano modalità di instaurazione e svolgimento del rapporto che non richiedono la presenza fisica del cliente o non consentono la sua identificazione diretta da parte del destinatario. Particolare attenzione va rivolta nei confronti di rapporti instaurati e gestiti esclusivamente mediante l'interposizione di collaboratori esterni. Assume inoltre rilievo l'operatività realizzata in contanti e/o con risorse provenienti da o destinate verso l'estero - specie se la movimentazione avviene con modalità o mezzi di pagamento inusuali - o caratterizzata da un'ingiustificata complessità.

L'ammontare

Richiedono attenta valutazione i rapporti connessi all'offerta di servizi di private banking per la gestione personalizzata di un ingente patrimonio del cliente, nonché, più in generale, le operazioni di cospicuo ammontare, in particolare se incoerenti rispetto al profilo economico-patrimoniale del cliente, e le operazioni che possano essere ricondotte a un'ipotesi di frazionamento volto a eludere gli obblighi antiriciclaggio.

La frequenza delle operazioni e la durata del rapporto continuativo

Frequenza e durata vanno valutate in relazione ai bisogni economico-finanziari del cliente e alla luce dello scopo e della natura del rapporto.

La ragionevolezza del rapporto continuativo o dell'operazione in rapporto all'attività svolta dal cliente

La valutazione va effettuata con riferimento al complessivo profilo economico del cliente, elaborato sulla base di tutte le informazioni disponibili (rilevano, ad esempio, il fabbisogno di servizi finanziari e la capacità reddituale e patrimoniale). Possono essere utili valutazioni comparative con l'operatività di soggetti con similari caratteristiche dimensionali, di settore economico, di area geografica.

L’area geografica di destinazione dei fondi o degli strumenti finanziari oggetto del rapporto continuativo o dell'operazione

Vale quanto indicato con riferimento ai clienti.

L'effettuazione dell'operazione in contanti

Quando non vi siano ragioni giustificative alla luce della natura e delle caratteristiche del cliente e anche in relazione all'utilizzo di banconote di taglio elevato (200 e 500 euro).

Profili del cliente da sottoporre a verifica e controllo

L'articolo 20 del decreto antiriciclaggio individua i fattori da considerare per la valutazione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. Essi fanno riferimento al cliente, al rapporto in essere ed all'operazione effettuata. Di seguito i criteri di valutazione che devono essere adottati, dalle banche e dagli operatori finanziari, in relazione a ciascuno dei fattori indicati.

La natura giuridica e le caratteristiche del cliente

Rileva la sussistenza di eventuali procedimenti penali o procedimenti per danno erariale, per responsabilità amministrativa ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, numero 231, per irrogazione di sanzioni amministrative a seguito di violazione delle disposizioni antiriciclaggio a carico del cliente (quando tale informazione sia notoria o comunque nota al destinatario e non coperta da obblighi di segretezza che ne impediscano l'utilizzazione da parte del destinatario stesso ai sensi del codice di procedura penale) o di precedenti segnalazioni inoltrate alla UIF; tali informazioni rilevano anche con riguardo a soggetti notoriamente legati al cliente (ad esempio in virtù di rapporti familiari o d'affari).

In caso di cliente-persona fisica, assumono rilievo le cariche ricoperte in ambito politico-istituzionale, societario, in associazioni o fondazioni, soprattutto se si tratta di entità residenti in Stati extracomunitari diversi dai paesi terzi equivalenti. Vi rientrano i casi delle persone politicamente esposte (PEPs) e di quelle residenti nel territorio nazionale che occupano o hanno occupato importanti cariche pubbliche nonché dei soggetti che rivestono funzioni apicali nella pubblica amministrazione ovvero in enti che gestiscono erogazioni di fondi pubblici.

Nel caso di cliente-non persona fisica, va posta attenzione alle finalità della sua costituzione, agli scopi che persegue, alle modalità attraverso cui opera per raggiungerli, nonché alla forma giuridica adottata, soprattutto là dove essa presenti particolari elementi di complessità od opacità che possano impedire o ostacolare l'individuazione del titolare effettivo o dell'effettivo oggetto sociale o ancora di eventuali collegamenti azionari o finanziari.

Assume altresì rilievo la connessione del cliente-non persona fisica con entità residenti in ordinamenti non equivalenti sotto il profilo della lotta al riciclaggio o al finanziamento del terrorismo. A titolo esemplificativo, possono assumere rilievo le connessioni commerciali, operative, finanziarie, partecipative; può altresì rilevare la comunanza di componenti degli organi societari del cliente-non persona fisica e di tali entità. Vanno inoltre valutate situazioni di difficoltà o debolezza economica e finanziaria del cliente, che possono esporre al rischio di infiltrazioni criminali.

Assumono rilievo le informazioni circa le caratteristiche dell'esecutore e dell'eventuale titolare effettivo, quando tali informazioni siano notorie o comunque note al destinatario e non coperte da obblighi di segretezza che ne impediscano l'utilizzazione da parte del destinatario stesso.

Le attività svolte e gli interessi economici

Rileva la riconducibilità delle attività economiche a quelle tipologie che per loro natura presentano particolari rischi di riciclaggio e che, per questo, impongono specifiche cautele (ad esempio, attività economiche caratterizzate dalla movimentazione di elevati flussi finanziari, da un uso elevato di contante).

Rileva inoltre l'operatività in settori economici interessati dall'erogazione di fondi pubblici, anche di fonte comunitaria (ad esempio, appalti, sanità, raccolta e smaltimento dei rifiuti, produzione di energie rinnovabili).

Il comportamento tenuto in occasione del compimento dell'operazione o dell'instaurazione del rapporto continuativo

Vengono presi in considerazione comportamenti di natura dissimulatoria. A titolo esemplificativo, rilevano la riluttanza del cliente o dell'eventuale esecutore nel fornire le informazioni richieste ovvero l'incompletezza o l'erroneità delle stesse (ad esempio, le informazioni necessarie per la sua identificazione o per l'individuazione dell'eventuale titolare effettivo oppure relative a natura e scopo del rapporto o dell'operazione).

Area geografica di interesse del cliente o della controparte

Rilevano la residenza o sede, il luogo di localizzazione dell'attività svolta o comunque degli affari, specie se ingiustificatamente distanti dalla sede/filiale del destinatario; assume rilievo la presenza nel territorio di fenomeni di illiceità suscettibili di alimentare condotte di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo.

Sono considerati, per quanto noti o conoscibili, il grado di infiltrazione della criminalità economica, i fattori di debolezza socio-economica o istituzionale, i fenomeni di "economia sommersa" e, in generale, le informazioni utili a definire il profilo di rischio del territorio. A tal fine, gli intermediari possono avvalersi di fonti pubbliche quali le relazioni di inaugurazione dell'anno giudiziario, quelle della Direzione Nazionale Antimafia, quelle del Ministero dell'Interno sull'attività della Direzione Investigativa Antimafia e sull'attività delle Forze di Polizia, lo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica e la criminalità organizzata.

Particolare attenzione va posta quando l'area di interesse è all'estero; in tal caso assumono rilievo gli elementi di rischio insiti nella situazione politico-economica e nel quadro giuridico e istituzionale del paese di riferimento (soprattutto se si tratta di uno Stato extracomunitario diverso da un paese terzo equivalente ovvero di uno Stato destinatario di rilievi da parte degli organismi internazionali competenti in materia di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo (come, ad esempio, il GAFI e MoneyVal) ovvero di condanna da parte della Corte di Giustizia dell'Unione europea per mancata, incompleta o incorretta attuazione della terza direttiva antiriciclaggio.

Quando scattano le attività di verifica e controllo

Le attività di verifica e controllo di cui alle precedenti sezioni devono essere effettuate nei casi di seguito indicati.

  1. quando si instaura un rapporto continuativo;
  2. quando venga eseguita un’operazione occasionale, disposta dal cliente che comporti la trasmissione o la movimentazione di mezzi di pagamento di importo pari o superiore a 15.000 euro, indipendentemente dal fatto che sia effettuata con un’operazione unica o con più operazioni frazionate. Rientrano in tale fattispecie i casi in cui le banche, gli istituti di moneta elettronica, gli istituti di pagamento o le Poste Italiane SpA agiscano da tramite o siano comunque parte nei trasferimenti di denaro contante o titoli al portatore effettuati a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, laddove l'importo complessivo sia pari o superiore a 15.000 euro. Gli agenti in attività finanziaria iscritti nell'elenco previsto dall'articolo 128-quater, comma 2, del TUB e gli agenti indicati nell'articolo 128-quater, commi 6 e 7, del medesimo testo unico osservano gli obblighi di adeguata verifica della clientela anche per le operazioni di importo inferiore a 15.000 euro;
  3. quando vi è sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, indipendentemente da qualsiasi deroga, esenzione o soglia applicabile: a tal fine, i destinatari delle presenti istruzioni si avvalgono degli indicatori di anomalia di cui all'articolo 41 del decreto antiriciclaggio, emanati con provvedimento della Banca d'Italia su proposta della UIF, e degli schemi rappresentativi di comportamenti anomali diffusi dalla UIF;
  4. quando sorgano dubbi sulla completezza, attendibilità o veridicità delle informazioni o della documentazione precedentemente acquisite dalla clientela (ad esempio, nel caso di mancato recapito della corrispondenza all'indirizzo comunicato; in caso di incongruenze tra documenti presentati dal cliente o comunque acquisiti dal destinatario).

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22 aprile 2013 · Lilla De Angelis

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