Criteri di valutazione del rischio di riciclaggio - i rapporti continuativi e le operazioni occasionali

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La tipologia del rapporto continuativo o dell'operazione

Rileva la maggiore o minore possibilità di utilizzare il rapporto o l'operazione per fini illeciti (es. operazioni per cassa; bonifici, specie se da o verso Stati extracomunitari diversi dai paesi terzi equivalenti). Su altro piano, la tipologia dei rapporti e delle operazioni richieste costituisce un elemento da considerare per definire l'attività e gli interessi economici del cliente.

Le modalità di instaurazione e svolgimento del rapporto continuativo o dell'operazione

In via esemplificativa, rilevano modalità di instaurazione e svolgimento del rapporto che non richiedono la presenza fisica del cliente o non consentono la sua identificazione diretta da parte del destinatario. Particolare attenzione va rivolta nei confronti di rapporti instaurati e gestiti esclusivamente mediante l'interposizione di collaboratori esterni. Assume inoltre rilievo l'operatività realizzata in contanti e/o con risorse provenienti da o destinate verso l'estero - specie se la movimentazione avviene con modalità o mezzi di pagamento inusuali - o caratterizzata da un'ingiustificata complessità.

L'ammontare

Richiedono attenta valutazione i rapporti connessi all'offerta di servizi di private banking per la gestione personalizzata di un ingente patrimonio del cliente, nonché, più in generale, le operazioni di cospicuo ammontare, in particolare se incoerenti rispetto al profilo economico-patrimoniale del cliente, e le operazioni che possano essere ricondotte a un'ipotesi di frazionamento volto a eludere gli obblighi antiriciclaggio.

La frequenza delle operazioni e la durata del rapporto continuativo

Frequenza e durata vanno valutate in relazione ai bisogni economico-finanziari del cliente e alla luce dello scopo e della natura del rapporto.

La ragionevolezza del rapporto continuativo o dell'operazione in rapporto all'attività svolta dal cliente

La valutazione va effettuata con riferimento al complessivo profilo economico del cliente, elaborato sulla base di tutte le informazioni disponibili (rilevano, ad esempio, il fabbisogno di servizi finanziari e la capacità reddituale e patrimoniale). Possono essere utili valutazioni comparative con l'operatività di soggetti con similari caratteristiche dimensionali, di settore economico, di area geografica.

L'area geografica di destinazione dei fondi o degli strumenti finanziari oggetto del rapporto continuativo o dell'operazione

Vale quanto indicato con riferimento ai clienti.

L'effettuazione dell'operazione in contanti

Quando non vi siano ragioni giustificative alla luce della natura e delle caratteristiche del cliente e anche in relazione all'utilizzo di banconote di taglio elevato (200 e 500 euro).

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  • Carla Benvenuto 26 agosto 2012 at 09:02

    Azzerare o quasi l'uso dei contanti: solo così si può risolvere in gran parte il problema dell'evasione fiscale in Italia. Ne è convinta Milena Gabanelli, la curatrice di Report, che in un articolo sul Corriere della Sera lancia la sua proposta: postazioni pos obbligatorie in tutte le attività commerciali in modo da accettare i pagamenti con bancomat e carte di credito. Ai virtuosi che utilizzano i sistemi telematici, lo stato applicherebbe una tassa del 33% contemporaneamente restituita sotto forma di sgravio fiscale per i primi 150 euro al mese a testa. "Sono 50 euro che ogni cittadino, ogni mese, ha in più se è stato così bravo da pagare tutto in modo tracciabile".

    La Gabanelli parte dall'analisi della situazione fiscale italiana, intollerabile per i cittadini onesti e per lo stato: pressione fiscale che arriva fino al 70% da un lato ed evasione annua di 154 miliardi di euro. Continuando così, muoiono i contribuenti e l'Erario continua ad affondare. Cosa fare? Secondo la tosta Milena bisogna procedere a una rivoluzione culturale: limitare l'uso eccessivo del contante. I controlli di Equitalia da soli non bastano, perché gli studi di settore da soli non dicono tutta la verità. Bisogna, insomma, colpire le attività commerciali che puntano sul "nero", con riciclaggio, false fatturazioni eccetera.

    A chi oppone i troppi costi per nella gestione dei dati informatici per banche, imprese e famiglia, la Gabanelli ribatte: "Non costerebbe un euro in più in burocrazia, semplicemente in bit da archiviare. Il problema vero sarebbe quello delle commissioni da pagare alle banche per i pagamenti telematici. "Il governo ha il potere (e il dovere) - attacca la giornalista - di imporre alle banche di ridurre il costo dell'utilizzo di mezzi tracciabili, fino a renderlo equivalente a quello del contante". Aumentare le transazioni e diminuire le commissioni: ma il governo (specialmente quello di Monti e Passera, ex Banca Intesa) avrà mai la forza di fare la voce grossa con gli istituti di credito?

    Con il pagamento "obbligatorio" con bancomat e carte, spiega la Gabanelli, lo stato incasserebbe subito, entro il primo anno, almeno 100 di quei 150 miliardi di euro di sommerso, soldi da reinvestire in fondi per abbassare l'Irpef, eliminare l'Irap, saldare i debiti con le imprese. Ma al di là della rivoluzione copernicana, difficile da attuare in pochi mesi in un paese così avvezzo ad usare spiccioli e carta per le spese correnti (e in cui 15% delle famiglie non ha un conto corrente), non è che la Gabanelli sottovaluti il peso del lavoro nero e dei doppi e tripli lavori pagati sottobanco? In quei casi, non c'è bancomat o carta di credito che tenga.

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