Il microcredito è anche oggetto di critiche

Ecco i tre principali motivi da cui partono le critiche al sistema microcredito:

  1. secondo alcuni viene attribuito al microcredito un peso eccessivo come strumento nella lotta alla povertà, dal momento che   lo strumento finanziario non è in grado, da solo, di risolvere i problemi strutturali legati alla povertà. Il credito, in contesti senza opportunità di investimento, non risolve alcun problema. A sostegno di questa analisi si porta spesso l'esempio delle iniziative di credito di carattere mutualistico e cooperativo, come quelle storicamente sperimentate in diverse realtà europee tra la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento. Tali  iniziative hanno avuto successo perché inserite in un contesto di sviluppo generale, a livello continentale, e di trasformazione industriale dell'economia. Il fatto che il microcredito, sommariamente, attecchisca più in Asia che in Africa dimostra che il contesto culturale non è indifferente;
  2. le iniziative di microcredito, nate come finanza a sostegno dell'economia debole e informale, hanno finito per perseguire  la ricerca del profitto e sono diventate componenti a tutti gli effetti dell'economia creditizia formale. Le Casse Rurali che avevano investito in Lehman Brothers o in Bond argentini sono un esempio tra i molti;
  3. ultima delle più frequenti  critiche è, come abbiamo già avuto modo di accennare, la questione relativa agli interessi, ritenuti troppo alti, a volte prossimi all'usura. A riguardo le polemiche  non risparmiano nemmeno la Grameen Bank di Yunus, mentre i sostenitori del microcredito continuano a  ricordare  che gli interessi, spesso elevati, sono conseguenza diretta della necessità di auto finanziamento per i progetti di microcredito, laddove i tradizionali canali di credito (a tassi di interesse più basso) costringono all'"esclusione finanziaria" i soggetti non bancabili (privi , cioè, delle tradizionali  garanzie economiche ed in grado solo di fornire le "garanzie sociali").

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