Se la proposta di soluzione della crisi da sovraindebitamento soddisfa i requisiti richiesti

Se la proposta soddisfa i requisiti richiesti, il giudice, con decreto, fissa immediatamente l'udienza nel corso della quale, una volta accertata l'assenza di atti in frode o in danno dei creditori, dispone che ... per non oltre centoventi giorni, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali né disposti sequestri conservativi, né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di concordato con i creditori, da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore.

Tale sospensione non opera nei confronti dei creditori titolari di crediti impignorabili. Durante tale periodo, inoltre, le prescrizioni rimangono sospese e le decadenze non si verificano.

Il giudice, quindi, nomina un organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento. Si tratta, in sostanza, di enti pubblici o privati dotati di requisiti di indipendenza e professionalità, iscritti in un apposito registro tenuto presso il Ministero della giustizia, a cui viene affidato il compito di formalizzare il piano di ristrutturazione del debito, trasmetterlo ai creditori e, in una fase successiva, assicurare l'esecuzione dello stesso.

Nei 10 giorni successivi al ricevimento del piano di ristrutturazione, i creditori possono sollevare eventuali contestazioni, e proporre modifiche o integrazioni. Decorso tale termine l'organismo riferisce al Giudice trasmettendo con apposita relazione sulle contestazioni ricevute e sulla definitiva fattibilità del piano.

L'accordo si ritiene raggiunto quando i creditori, titolari di almeno il 70% dei crediti, abbiano fatto pervenire, all'organismo di composizione della crisi, la manifestazione del proprio consenso.

In questa evenienza, il giudice omologa l'accordo e ne dispone l'immediata pubblicazione.

Dalla data dell'omologazione del piano i creditori con causa o titolo anteriore non possono iniziare o proseguire azioni esecutive individuali. Ad iniziativa dei medesimi creditori non possono essere iniziate o proseguite azioni cautelari né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di piano.

Il piano omologato è obbligatorio per tutti i creditori anteriori. I creditori con causa o titolo posteriore non possono procedere esecutivamente sui beni oggetto del piano.

L'accordo può essere annullato dal Tribunale su istanza di ogni creditore, in contraddittorio con il debitore quando è stato dolosamente aumentato o diminuito il passivo oppure è stata sottratta o dissimulata una parte rilevante dell'attivo. Non è ammessa alcuna altra azione di annullamento.

L'accordo può essere dichiarato risolto. Per ottenere la risoluzione, ciascun creditore può presentare ricorso al Tribunale entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l'ultimo adempimento previsto nel piano, qualora il debitore non adempia regolarmente agli obblighi derivanti dall'accordo oppure quando vengano meno le garanzie promesse. La risoluzione dell'accordo può essere chiesta anche nel caso in cui l'esecuzione dell'accordo diventi impossibile per ragioni non imputabili al debitore.

L'annullamento e la risoluzione non pregiudicano comunque i diritti acquisiti dai terzi, in buona fede.

8 maggio 2013 · Ornella De Bellis

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