Criticità della procedura di accertamento esecutivo

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Secondo me, la novella legislativa non solo non ha risolto il problema ma, cosa ancor più grave, ha peggiorato la situazione ponendo un assurdo limite temporale all'eventuale sospensione dell'esecuzione (oltretutto, questo limite era stato previsto l'anno scorso e subito cancellato a seguito delle vibrate proteste dei professionisti).

Innanzitutto, occorre precisare che l'impianto normativo dell'articolo 29 cit. non è stato minimamente modificato perché gli avvisi di accertamento restano immediatamente esecutivi dopo 60 giorni dalla notifica, per cui il contribuente ha soltanto le seguenti opzioni:

  • paga entro 60 giorni per evitare accessori e rischi dell'esecuzione;
  • trascorsi 60 giorni dalla notifica, paga nei successivi 30 giorni per evitare l'esecuzione ma deve corrispondere l'aggio, gli interessi di mora e non può chiedere la dilazione del pagamento; in ogni caso, rischia le procedure cautelari dell'agente della riscossione;
  • se chiede la sospensione al giudice tributario (articolo 47 decreto legislativo numero 546/92) può sospendere il pagamento fino alla decisione del giudice e comunque fino al 180° giorno dall'istanza se nel frattempo non interviene un'ordinanza di sospensione.

Oltretutto, l'avverbio “comunque” potrebbe dare adito ad una chiave di lettura molto rigida, nel senso di ritenere anche l'eventuale ordinanza di sospensione priva di efficacia decorsi 180 giorni dalla pronuncia.

Il che sarebbe oltremodo assurdo, penalizzante ed incostituzionale, se quanto meno la norma non verrà ulteriormente chiarita.

In ogni caso, la novella legislativa ha lasciato immutato l'impianto normativo dell'accertamento esecutivo, per cui se il contribuente non paga entro i succitati 30 giorni l'agente della riscossione, intanto, può adottare e segnalare le procedure di garanzia come le ipoteche, i pignoramenti presso terzi, i blocchi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione,  ed i fermi amministrativi (si vedano le recenti proteste in Sardegna del 12/05/2011, con la Regione che promette di pagare i debiti fiscali per evitare tumulti di piazza).

Per esempio, bisogna segnalare l'assurdo che, oggi, per togliere un fermo amministrativo non basta la quietanza di pagamento, in quanto il contribuente deve attivarsi per far annotare a proprie spese la cancellazione del fermo recandosi personalmente al PRA.

Senza dimenticare che l'Agenzia delle Entrate può sempre chiedere al giudice tributario l'ipoteca ed il sequestro conservativo, compresa l'azienda (articolo 22 decreto legislativo numero 472/97).

Inoltre, il termine di 180 giorni è alquanto ristretto, perché è difficile che i giudici tributari possano pronunciarsi nel suddetto termine, soprattutto se dal prossimo 1° luglio c.a. una massa enorme di ricorsi conterrà anche le relative istanze di sospensione.

Commenti e domande dei lettori

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  • gianni trovati 30 giugno 2011 at 10:28

    Rinvio in extremis per l'accertamento esecutivo, che doveva debuttare domani e invece rimane in panchina fino al 1° ottobre; nelle indagini finanziarie, che si estendono alle società di assicurazione, i «prelevamenti» dai conti correnti cessano di essere qualificati presuntivamente come ricavi quando il contribuente non ne indica il beneficiario.

    Sul fronte della riscossione, il calendario si allunga anche sulle comunicazioni di inesigibilità, che Equitalia avrebbe dovuto trasmettere agli enti creditori entro il 30 settembre e che invece vengono prorogate all'autunno 2012; il meccanismo dell'iscrizione a ruolo abbandona le quote latte, mentre un nuovo mini-aiuto viene inserito per chi non è del tutto in regola con i versamenti a rate dei debiti fiscali, ma non vede decadere la rateazione se il mancato pagamento non supera i 100 euro.

    Le novità su controlli fiscali e riscossione emerse nell'ultima bozza di manovra circolata ieri portano qualche buona notizia ai contribuenti. La più attesa riguarda lo slittamento al 1° ottobre dell'accertamento esecutivo. Un rinvio che impone alle Entrate di correggere in corsa i propri software, ormai pronti per l'avvio del nuovo sistema sugli accertamenti relativi al 2007, ma che evita incertezze sulla concatenazione delle norme: l'accertamento esecutivo, infatti, sarebbe entrato in campo pochi giorni prima di subire il primo correttivo con l'allungamento della sospensiva da 120 a 180 giorni previsto dalla legge di conversione al Dl Sviluppo (va approvata entro il 12 luglio). I tempi supplementari, poi, offrono nuove chance alle categorie per tornare a chiedere correttivi sugli aspetti del meccanismo tutt'altro che perfetti agli occhi dei contribuenti, a partire dalla mancata introduzione del «silenzio-assenso» sulla richiesta di sospensiva.

    Attesa, soprattutto dai professionisti, era anche l'uscita dalle presunzioni delle indagini finanziarie dei prelevamenti da conti correnti. Il meccanismo, previsto dall'articolo 32 del testo unico dell'accertamento (Dpr 600/1973), equiparava a ricavi i prelevamenti e gli «altri importi riscossi» di cui il contribuente non fosse in grado di indicare il destinatario. La previsione, nata in riferimento al reddito d'impresa (dove il prelevamento di risorse dai conti può essere funzionale all'acquisto di materie prime che poi "producono" nero), era stata estesa anche ai professionisti, ai quali creava più di un problema con l'obbligo di giustificare anche importi minimi. Ora i prelevamenti escono dall'orizzonte delle indagini finanziarie, dove però rimangono gli «altri importi riscossi» (per esempio per assegni o cambi di valuta: si veda anche la circolare 32/E/2006) che in effetti possono avere un ruolo nelle compravendite nascoste al Fisco.

    I ritocchi sul versante fiscale prorogano di un anno i termini per le comunicazioni di Equitalia sui ruoli inesigibili, rinviando l'appuntamento con la «bandiera bianca» sui crediti che l'agente nazionale non è riuscito a riscuotere. Il rinvio, tradizionale a fine anno, aveva saltato l'appuntamento con l'ultimo «Milleproroghe», aumentando l'incertezza anche negli enti locali in attesa di una mole di comunicazioni. Un'ultima novità riguarda lo spesometro: i pagamenti con carte di credito e revolving rientrano nel monitoraggio, ma saranno gli intermediari (e non i venditori) a dover segnalare i dati all'amministrazione finanziaria.

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