29 ottobre - martedi nero

I banchieri avevano cinicamente fatto bene i conti: infatti alla riapertura le quotazioni iniziarono a scendere senza sosta, in poche ore alcuni titoli non valevano più nemmeno il costo della carta con la quale erano stati stampati.

il volume degli scambi sale a 16,4 milioni, le telescriventi subissate comunicano i valori con 2 ore di ritardo, aumentando il panico: nessuno sa a quanto ha venduto i titoli, quanto ha perso, quanto non potrà restituire alle banche creditrici che già spediscono telegrammi con l'ingiunzione:  Rientrare immediatamente». Winston  Churchill, che è a New York ed è sul punto di perdere nel disastro 500 mila dollari, racconta di aver visto uno speculatore rovinato buttarsi da un grattacielo.

Al mattino erano state buttate sul mercato 3.260.000 azioni, alle ore 12  il numero era di 8 milioni, alle ore 13,30 era salito a 12.600.000, all'ora di chiusura venne stabilito il nuovo primato degli scambi: 16.380.000 azioni, che si assommavano a quelle del giovedì (15.000.000) e con quelle di venerdì e sabato, toccavano  l'impressionante totale di 48.617.700 azioni.

I colpi più duri li subirono i fondi di investimento; all'epoca chiamati Investment trust. Ma dietro a loro migliaia di istituti di credito che di fondi ne videro molti, ma quelli del barile ormai tutto raschiato, cioè
vuoto.

Una curiosità, il Mitchel citato già sopra (della Federal Reserve, ed anche presidente della National City Bank) il "grande ottimista" quello che diceva "che nulla poteva fermare il mercato positivo" ci rimise fino all'ultimo centesimo; andò in rovina.

Il consorzio di "salvataggio" scatenò così la "tempesta" del naufragio collettivo. Il giorno più devastante nella storia del mercato azionario di New York . Segnò l'inizio della "grande depressione".

E gli Stati Uniti piombarono di colpo in una crisi senza precedenti. Nelle settimane seguenti, cominciarono a fallire le prime banche, e le altre furono assaltate dai risparmiatori ansiosi di ritirare i depositi.

La crisi bancaria cominciò a diventare crisi economica nel 1931. il numero dei disoccupati decuplicò nel 1933, passando da 1,5 a 15 milioni. Consumi, investimenti e produzione erano nel fondo del baratro.

Il Dow Jones, intanto, ha perso l'89% del suo valore: da 381 del settembre '29, l'indice tocca i 157 nel 1930, il 73 nel 1931 e 41 nel 1932.

Soffrono, finalmente, anche i ricchi. L'azione Goldman Sachs, passa da 104 dollari del 1929 a 1,75 nel 1932. General Motors scende da 1075 dollari a 40. Il fondo d'investimento American Founders Group scende da 75 dollari a 75 cents. I Vanderbilt perdono 40 milioni di dollari, J. P. Morgan tra 20 e 60, i Rockefeller l'80% del loro patrimonio.

Ed oggi venerdì 10 ottobre 2008 assisteremo, forse, alla chiusura di qualche borsa.

tratto da:

Gli autori del crack di Maurizio Blondet pubblicato su EFFEDIEFFE.com

Il crollo di Wall Street pubblicato su Bocconi Empowering Talent

10 ottobre 2008 · Patrizio Oliva

Offri il tuo contributo alla visibilità di indebitati.it

Ti chiediamo di contribuire ad accrescere la visibilità di indebitati.it cliccando su una delle icone posizionate qui sotto: per condividere, con un account Facebook, Google+ o Twitter, il contenuto di questa pagina oppure per iscriverti alla newsletter o al feed della comunità. Qualora lo preferissi, puoi seguirci sui social cliccando qui. Un grazie, per la tua attenzione, dallo staff.

condividi su FB condividi su G+ condividi su Twitter iscriviti alla newsletter del blog iscriviti al feed RSS degli articoli del blog forum

Altre info

staff e collaboratori
privacy e cookie
note legali
contatti


Cerca